Board Wargame School –

L’importanza didattica del gioco di simulazione

I giochi di simulazione sono spesso uno strumento sottoutilizzato nell’ambito didattico. Simulare un evento economico, politico, storico, militare risulta la proiezione pratica di tutta una serie di concetti teorici. Nel corso degli ultimi anni, soprattutto nella scuola italiana, a tutti i livelli, c’è stata una crescente didattica basata sulla trasmissione di conoscenze e le competenze, anche se sempre citate, non hanno mai raggiunto gli obiettivi previsti. Pensate a una lezione di storia sulla battaglia di Waterloo, dove Napoleone fu sconfitto per opera del duca di Wellington. In una tipica lezione frontale, il docente di storia spiega alla classe i fatti che hanno condotto alla battaglia, magari con l’ausilio di diapositive, illustra graficamente alcuni concetti, spiega le ripercussioni storiche, ma difficilmente riesce a trasmettere quello che successe realmente sul campo di battaglia e i perchè della sconfitta del grande condottiero francese. Spesso per mancanza di tempo, magari per mancanza di materiali, oppure perchè non lo reputa interessante. L’intero discorso rimane così aleatorio. Gli studenti sapranno, ma non avranno mai una completa coscienza di quello che fu uno dei giorni più importanti della storia moderna. Rimane la nozione, ma nulla di più. Lo stesso dicasi in campo economico. Spesso per determinare gli obiettivi di una compagnia, o le debolezze di un dato progetto non sono sufficienti le sole conoscenze in campo economico. Le nozioni teoriche apprese in aula devono essere applicate e solo attraverso una simulazione si arriva a meglio quantificare la possibilità di riuscita del progetto. Un concetto che sembra ovvio, ma che manca nella didattica tradizionale o ,meglio, spesso non viene considerato. Il concetto simulazione è ovviamente ben presente nel campo scientifico, vedi il crescente numero di laboratori chimici realizzati nella scuola italiana (spesso con grandi sacrifici e grazie alle Fondazioni, considerata la perenne mancanza di fondi del Ministero dell’Istruzione) . Lo stesso dicasi per i laboratori linguistici, in cui il discente ha la possibilità di interagire con la lingua direttamente e verificare se quanto appreso gli permette di affrontare una conversazione. Altre materie rimangono invece nel limbo. Tutti i concetti teorici insegnati spesso non vengono ben compresi in quanto non se ne rileva la possibile utilità. Nozioni che rimangono sospese in un limbo e se non se ne vede la realizzazione pratica, vanno dimenticate. Non solo economia, ma anche materie umanistiche come storia non hanno un’immediata comprensione. Qualche studioso ci ha provato a dare un taglio più reale e pratico. Si ricordi il famoso storico medievalista Jacques Le Goff, che spiegava la storia attraverso i gesti quotidiani e le abitudini delle popolazioni, non certo facendo quelle astrazioni che troviamo in molti testi scolastici. In questo gap didattico l’associazione Casus Belli ha avuto l’ardire di inserirsi e sta cercando da diversi anni di far avvicinare i giovani alla storia in maniera differente. Si badi bene, non si vuole sostituire il discorso tradizionale di apprendimento di una materia, ma simulare può essere un valido strumento per avere una corretta competenza, può permettere di avere una serie di strumenti funzionali a sviluppare le conoscenze acquisite. Simulare la battaglia di Waterloo di fronte a una platea di giovani dimostrandola su una mappa del periodo con le unità che parteciparono allo scontro usando una serie di regole , non può che avere effetti positivi sulla comprensione dell’evento. Non si tratta di giocare con i soldatini (anche se possiamo accettare la definizione in determinati ambiti), bensì con un’attenta introduzione storica frontale, la spiegazione dell’episodio e la conseguente rappresentazione tridimensionale sulla plancia di gioco si può dare un’idea più diretta del freddo paragrafo sul libro. La simulazione non esaurisce però il suo scopo a una migliore comprensione dell’episodio dato. I giocatori che rivestiranno i panni di Napoleone e Wellington si troveranno di fronte ad una serie di problemi logistici, spaziali, temporali che dovranno risolvere in breve tempo e vedranno le loro decisioni immediatamente messe in pratica. Si pensi allo studente con una serie di unità da muovere sulla mappa seguendo una serie di regole precedentemente spiegate e chiarite. Esso dovrà tenere a mente un’intera serie di nozioni e ottimizzarle per sconfiggere l’avversario. Avrà così avviato una serie di processi mentali che possono solo giovare all’apprendimento. Ecco, spesso impariamo i concetti in maniera meccanica. Assorbiamo informazioni, ma non le elaboriamo, cumuliamo solamente senza filtrare o utilizzare pienamente. Il concetto di simulazione è ben presente nei paesi anglosassoni, dove nelle aule i docenti testano e sperimentano i giochi di simulazione, soprattutto in ambito economico e storico militare. In Italia siamo al palo. Coloro che provano a uscire dall’ambito tradizionale sono osteggiati o non messi in condizione di lavorare. La scuola italiana non deve vergognarsi per i risultati raggiunti fino a oggi, anzi, ha prodotto fior di cittadini. Purtroppo non ha affiancato alla didattica tradizionale, qualche strumento che poteva essere utile per darle un’immagine migliore e più moderna all’esterno. Ha segnato il passo, per svariate ragioni , per colpe che non sono certo imputabili ai docenti che spesso tentano di sperimentare in maniera episodica. Ma tralascio un discorso ormai più volte affrontato. La Board Wargame school è un progetto che umilmente prova a seguire una nuova metodologia in cui convergono più materie quali l’inglese (il 95% del materiale per la simulazione è in lingua inglese), la storia, la matematica (nei calcoli probabilistici e statistici) e la geografia considerate nella loro interazione e nel diretto utilizzo sul campo.